TARIFFE MINIME DI SICUREZZA : PUNTUALIZZAZZIONI DEL MINISTERO DEI TRASPORTI SULLA POSIZIONE DELLA COMMISSIONE ANTITRUST.

Una cortese, quanto puntuale lettera del Capo di Gabinetto del Ministro dei Trasporti smonta una per una le obiezioni avanzate dal Presidente dell’Antitrust. Cui viene ricordata l’elementare divisione dei poteri prevista dalla Costituzione, secondo cui le leggi le fa e le cambia il Parlamento, mentre ad imporne la modifica o l’abrogazione può essere solo la Corte Costituzionale  E’ prima di tutto una lezione di diritto quella contenuta nella lettera che il Capo di Gabinetto Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ha inviato al Presidente dell’Autorità garante per la Concorrenza ed il Mercato – l’Antitrust all’italiana – che aveva, come ricorderanno i nostri lettori, pesantemente attaccato – allineandosi di fatto alle posizioni più retrive della committenza e dell’intermediazione parassitaria – la norma sui costi minimi di sicurezza varata nel 2008 dal Parlamento. Di fronte ad un Petruzzella che, ritenendo l’Antitrust investita di poteri che sono invece propri di un organo, la Corte Costituzionale, di ben altra levatura, aveva invitato tutte le Amministrazioni dello Stato a disattendere una Legge varata dal Parlamento e regolarmente emanata dal Capo dello Stato, la lettera del Capo di Gabinetto del Ministro Passera ricorda che, a Costituzione vigente, solo il Parlamento in sede di autoriforma oppure la Corte Costituzionale in sede giurisdizionale, possono correggere, modificare o abrogare le leggi della Repubblica Italiana e il Parlamento, quando ne ha avuto occasione, non solo non lo ha fatto, ma ha anzi reso più stringente la norma parificando la situazione dei trasporti effettuati sulla base di contratti scritti con quella di chi ha sempre viaggiato solo con contratti verbali. Ma c’è di più: al Presidente dell’Autorità per la Concorrenza che aveva incautamente parlato di un ritorno alle tariffe minime, dimenticando che sono ben altre le categorie che strenuamente difendono il sistema delle tariffe minime. Il Capo di Gabinetto ricorda l’elementare differenza tra costi minimi di esercizio e prezzi di vendita dello stesso servizio : nei primi non vi è altro che il costo dei fattori incomprimibili della produzione,nei secondi compare, come in tutte le attività imprenditoriali, anche il margine d’impresa necessario ad assicurare il profitto dell’imprenditore, dei suoi soci o dei suoi azionisti. Ora si attende di vedere cosa vorrà fare l’Antitrust e, successivamente, cosa accadrà dei ricorsi presentati da numerosi committenti al Tar del Lazio e che saranno oggetto di discussione davanti al Tribunale Amministrativo il prossimo giugno. Ma un fatto è ormai certo: salvo che il Parlamento non ci ripensi, centrando  la discussione futura, non sul “se”, ma sul “come” far applicare i costi minimi e sul “quanto” tali costi debbano valere. Tutte questioni su cui siamo pronti a discutere e, proprio con l’ipotesi del DURT abbiamo già dato un preciso, quanto puntuale contributo.